Civile

Aula magna

Nel giudizio civile di cassazione l'intervento del pubblico ministero nelle udienze pubbliche è stabilito dalla legge in relazione alla funzione istituzionale di uniformità dell'interpretazione del diritto attribuita alla Corte, con una esaltazione dei caratteri di imparziale organo di giustizia della Procura generale, chiamata a collaborare all' attuazione dell'ordinamento in maniera indipendente rispetto agli interessi concreti delle parti del giudizio.

In base alle disposizioni di legge e ai Criteri organizzativi dell'Ufficio, tutti i magistrati addetti al servizio civile intervengono e concludono nelle pubbliche udienze, dove sono trattate le questioni di principio ed è elaborata la giurisprudenza di legittimità; dunque, in tutte le udienze pubbliche dinanzi alle Sezioni unite civili e dinanzi alle sezioni semplici della Corte di cassazione.

A seguito di una recente riforma (d.l. n. 168/2016 conv. in l. n. 197/2016), che ha ampliato il ricorso al procedimento in camera di consiglio presso le sezioni semplici della Corte, il pubblico ministero ha facoltà di svolgere conclusioni scritte depositate prima della camera di consiglio.

I magistrati del settore civile della Procura generale provvedono, poi, alla redazione delle conclusioni scritte nell'ambito dei procedimenti camerali (regolati dall'art. 380-ter c.p.c.) relativi ai regolamenti di competenza e di giurisdizione; questi ultimi rappresentano uno dei settori di maggiore complessità, anche per la loro rilevanza costituzionale in relazione agli artt. 24 e 111 Cost.

Infine, il pubblico ministero presso la Corte di cassazione può proporre ricorso nell'interesse della legge (art. 363 c.p.c.). In tal caso, a tutela dell'interesse dell'ordinamento alla esatta interpretazione delle norme di legge, il Procuratore generale, quando vi sia una decisione contraria alla legge ma non soggetta a un qualsiasi controllo, può denunciarne l'errore e richiedere alla Corte di ristabilire l'ordine del sistema, chiarendo l'esatta portata e il reale significato della normativa di riferimento; la pronuncia così richiesta non produce effetto nella specifica controversia ma vale come affermazione di principio per i futuri casi analoghi.