Funzioni della Procura

Funzioni in materia civile

Funzioni in materia civile

Il Procuratore generale deve intervenire in tutti i procedimenti e non può scegliere i ricorsi sui quali esprimere o non esprimere pareri, salvo casi limitati (udienze di carattere semplice dinanzi alla VI sezione civile). Può anche proporre ricorsi «nell’interesse della legge» (art. 363 c.p.c.) nel momento in cui viene a sapere che è stata presa una decisione contraria alle leggi, quando le parti private non hanno presentato ricorso. In Italia un’importanza particolare è data alle questioni che riguardano la giurisdizione, sia che si tratti di giurisdizione interna (giudici ordinari o tribunali amministrativi), sia che si tratti della giurisdizione nei confronti degli stranieri e, più in generale, delle questioni di giurisdizione internazionale. Tutti questi ricorsi sono decisi dalle Sezioni Unite della Corte e la Procura deve presentare le sue conclusioni per iscritto.

Funzioni in materia penale

Funzioni in materia penale

Anche qui il Procuratore deve intervenire, presentando le sue conclusioni, in ciascun ricorso proposto davanti alla Corte. Il Procuratore generale non è vincolato dalle conclusioni dei rappresentanti del Pubblico Ministero nei giudizi di merito, anche se sono loro che hanno presentato il ricorso. La legge assegna al Procuratore generale il controllo sulla Direzione Nazionale Antimafia (una procura nazionale incaricata del coordinamento tra le diverse inchieste sulla criminalità organizzata); inoltre, è il solo organo che ha il potere di risolvere i conflitti di competenza, positivi o negativi, tra due o più procure territoriali, nella fase delle indagini preliminari.

Funzioni in materia disciplinare

Funzioni in materia disciplinare

La Procura generale è incaricata di occuparsi dei procedimenti disciplinari che riguardano tutti i magistrati, la procura e la sede centrale. La Procura condivide questa competenza con il Ministro della Giustizia. Dopo la riforma del 2006, il procedimento disciplinare nei confronti dei magistrati è divenuto obbligatorio per il Procuratore generale, mentre resta facoltativo per il Guardasigilli. Il servizio disciplinare, sotto la diretta responsabilità del Procuratore generale, è coordinato da un Avvocato generale e comprende venti sostituti, così suddivisi: dieci per le sommarie inchieste disciplinari e dieci per i procedimenti formali e le udienze davanti alla sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Il decreto del Governo n.109/2006 prevede un sistema completo di violazioni e di sanzioni. Per ogni fascicolo disciplinare vi è una pre-istruzione (durata massima: un anno) da parte di un Sostituto delegato, in seguito alla quale egli deve proporre al Procuratore generale l’archiviazione o l’azione disciplinare. L’azione formale deve essere conclusa nel termine di due anni. Le archiviazioni devono essere motivate e comunicate al Guardasigilli che può chiedere l’esercizio dell’azione disciplinare nel caso in cui sia di diverso parere, il che avviene molto raramente. In tal caso il Procuratore è obbligato a procedere contro l’imputato, ma allo stesso tempo può richiedere il proscioglimento dell’incolpato. Il giudice è la Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, la cui decisione può essere portata davanti alle Sezioni Unite civili della Corte di cassazione.

Vigilanza nell'esercizio dell'azione penale

Vigilanza nell'esercizio dell'azione penale

La riforma dell'ordinamento giudiziario del 2006 ha previsto una nuova competenza della Procura generale presso la Corte di cassazione. L’art. 6 del decreto n. 106/2006 prevede quanto segue: «Il Procuratore generale presso la Corte di appello, al fine di verificare il corretto ed uniforme esercizio dell'azione penale ed il rispetto delle norme sul giusto processo, nonché il puntuale esercizio da parte dei Procuratori della Repubblica dei poteri di direzione, controllo e organizzazione degli uffici ai quali sono preposti, acquisisce dati e notizie dalle procure della Repubblica del distretto ed invia almeno una volta all’anno una relazione al Procuratore generale presso la Corte di cassazione». Si tratta di un potere (non gerarchico) di informazione e di controllo sulla condotta dei Procuratori capo, ad esempio al fine di evitare e di prevenire i conflitti tra i diversi uffici e garantire il rispetto dei principi, convenzionali e costituzionali, del giusto processo. A questo proposito il Procuratore generale ha istituito un Ufficio degli Affari Interni ed Internazionali che è incaricato della gestione delle informazioni che pervengono e del coordinamento degli interventi della Procura nel campo della cooperazione giudiziaria internazionale.